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"Che vita meravigliosa" di Diodato, il suo manifesto musicale - (RECENSIONE)

Un album carico di emozioni, di romanticismo e la malinconia che ci piace. "Che vita meravigliosa" di Diodato è il suo manifesto musicale.



Il 14 febbraio è uscito l'album di Diodato, l'ultimo vincitore di Sanremo. Quest'anno sul palco dell'Ariston ha trionfato con il brano "Fai rumore" contenuto proprio nel suo disco.

"Che vita meravigliosa" è il riassunto di un percorso musicale iniziato con il primo album "E Forse sono pazzo" nel 2013, passando per "Cosa siamo diventati" nel 2017 e culminato con un leoncino d'oro alla kermesse festivaliera e gli in-store in questi giorni in giro per l'Italia.

Ovviamente, come ogni artista che si rispetti, il rapporto Diodato - musica è iniziato prima di quel non lontano 2013, precisamente nel 2007 quando ha prodotto il primo EP e nel 2010 il primo singolo "Ancora un brivido". Tramite il produttore degli Afterhours, Niccolò Fabi ed i Planet Funk è arrivato al 2013 e la storia che abbiamo raccontato poc'anzi.



L'escalation di Diodato


Diodato è "l'ultimo della fila" (per dirla con una frase della canzone della sua ex ragazza Levante, "Tikibombom") che si è fatto da solo ed ha addosso e sul viso, nonostante sia quello di un giovane pulito e semplice, la fatica di questo mondo dello spettacolo.


Non era nuovo al Festival di Sanremo, ha iniziato nel 2014, quando si è presentato tra le nuove proposte con il brano "Babilionia" con cui è arrivato secondo dopo Rocco Hunt che vinse. Poi su quello stesso palco ci è tornato nel 2018 insieme a Roy Paci per "Adesso", piazzandosi all'ottavo posto.



Il manifesto musicale dopo "Fai rumore"


Senza menzionare le tantissime collaborazioni con altri artisti, tra cui Daniele Silvestri, l'impegno per le manifestazioni artistiche nella sua Taranto, e le colonne sonore per diversi film, Diodato è arrivato nel 2020 davvero pronto per vincerlo Sanremo. L'album, al contempo, è un manifesto musicale di una crescita che comunque sarebbe stata certificata a prescindere dalla vittoria.

Sono innumerevoli gli spunti, ad esempio in "Lascio a voi questa domenica" Diodato sembra ricalcare in alcuni passaggi, di riflesso, l'irriverenza, la romantica strafottenza e protesta gentile di Lucio Dalla.

E poi non mancano proprio i pezzi "alla Diodato", quelli che arrivano dritto al cuore ed anche se non ti mana nessuno, ti fanno venire voglia di chiamare la tua ex: oltre a "Fai rumore", della stessa pasta è "Fino a farci scomparire", "Non ti amo più", "Quello che mi manca di te" ed il lavoro introspettivo con il proprio io di "Solo".

Il brano "Il commerciante", invece, fa emergere un lato "alla Niccolò Fabi e Daniele Silvestri", sarà perché vengono dalla stessa "scuola di sound", sarà perché hanno lavorato insieme ed Antonio (nome d'arte di Diodato) n'è rimasto affascinato. Il testo è uno squarcio sulla società, un invito a riprendere un rapporto di autenticità tra commerciante e compratore. Un timidissimo tentativo di aprire il dibattito sui temi "alla Tenco". Uno sfondo in mood un pò Battiato, invece, per "Alveari".


Proprio a proposito del brano Diodato ha dichiarato: «Certe riflessioni nascono così, mentre compri l'olio per il motore della macchina e magari hai la fortuna di incontrare un commerciante appassionato. E quelle riflessioni poi, possono finire immortalate in una canzone che viene fuori quasi da sola, come un flusso di coscienza, immediatamente. [...] Per ora, ci tengo a dire che devo già molto a questa canzone, perché mi ha mostrato un’altra strada, mi ha infuso quel senso di libertà espressiva che è sempre stato motore di tutto. E affinché il nostro motore possa andare al massimo, o semplicemente portarci lontano, è necessario, si sa, scegliere l'olio giusto».


In sintesi, il disco di Diodato può intendersi una vera e propria dichiarazione di sè, del suo abile talento musicale, della sua capacità di far trasparire i sentimenti senza filtri, di comunicare con la dolcezza ed eleganza di un verso sinuoso tutte le sensazioni dell'amore e non solo.

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Questo blog è stato creato da Annalibera Di Martino