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Il patriarcato dell'Amica Geniale esiste ancora: il nome del nonno ai bimbi lo mettono anche oggi!

Se non ti sposi non puoi andare in vacanza con il tuo fidanzato, la prima notte di nozze si devono rispettare i doveri coniugali, "devi imparare a stirare e cucinare sennò chi ci pensa a tuo marito", dopo il matrimonio la donna deve fare i figli, i figli devono avere il nome nonni (o degli zii).


L'amica geniale parla anche di noi


Tutto questo non è ciò che esiste solo all'interno de L'Amica Geniale ma sono cose di cui sentiamo parlare ancora oggi. C'è sempre qualcuno che conosciamo che ha fatto questa trafila e che ci da il senso di aver "rinunciato" ad altro pur di maritarsi.

La serie di Saverio Costanzo da record d'incassi, un successo assoluto, è solo la punta dell'iceberg che aspettava di crollare. E' uscito l'occhio critico di un regista su una società che in affanno tenta di stare dietro all'evoluzione.


Il paradosso del 2020 è che se, da un lato chattiamo avendo a disposizione tecnologie ultra moderne e prendiamo aerei che ci portano a destinazione in meno di 5 ore, dall'altro nei messaggi su Whatsapp c'è ancora qualcuno che dice all'amica "Si chiamerà Attilio, proprio come il padre di mio marito. Lui ci tiene tanto e si fa così" oppure Gennaro, come il fratello di Lila. E ci sono anche nonni e zii che si offendono se i bambini non si chiamano come loro.



La libertà negata di Lila e le credenze di oggi


Lila non aveva il telefonino, non poteva viaggiare su aerei low cost, ma conosceva quella subcultura primitiva che faceva di un matrimonio la legge assoluta dell'essere femminile.

Inutile dilungarci sull'emancipazione, lo sappiamo tutti, il problema è che nessuno crede che esista ancora tutto questo, proprio perché si parla tanto di rivoluzione ma non di questa rivoluzione. Tutte queste piccole azioni: il nome del bambino, il matrimonio come "dimostrazione che ci tiene", quella "battaglia" ad avere l’anello, quella famiglia di "antichi" valori ci sembrano ancora normali. Ci sono ancora padri che vogliono per le figlie matrimoni esclusivi, la fede al dito come simbolo di sicurezza per la prole e certificazione di regolarità davanti alla società. E poi "ne devono parlare tutti". Ma davvero si è felici?


Certo, non tutti i matrimoni sono così, molti vivono la vita coniugale per fede o in modo consapevole e felice, ma centinaia di ragazze che forse avevano le capacità di Lila hanno dovuto rinunciare a tutto pur di sposarsi, solo sposarsi. Ieri, come oggi, non avevano altro, solo quel giorno, che è diventato così, il centro di tutto, davvero il giorno più importante della loro vita. Vivono solo per quello, sono in ansia per ogni dettaglio, tutto dev'essere perfetto perché è l'unico modo che hanno per sentirsi "speciali".

L'hanno scelto le ragazze o i loro genitori? L'ha scelto quella non-cultura che orchestrava attraverso delle regole gli esseri umani, quel famoso "Si fa così".




Ma non è vero che si fa così e non è vero nemmeno che esiste per una donna la scelta del "o ti sposi o studi". Lila e Lenù sono due scelte diverse, ma oltre la punta del naso esiste la libertà di vivere come si vuole, senza tradizioni nate nell'ignoranza ed affogate da sempre in essa. Non è vero che studi se non ti sposi o viceversa: esistono donne che scelgono se sposarsi e studiare, quando fare figli, come chiamarli e con il fidanzato vanno anche in vacanza. Esistono donne che chiamano i figli come vogliono perché hanno capito che "il ricordo" di un nonno si porta nel cuore, non sulla carta d'identità. Il rispetto, poi, è ancora un'altra cosa e sicuramente non passa per un nome e cognome.


Le tradizioni come abusi sulle persone


Oggi si denuncia la violenza, ma bisogna denunciare sempre di più anche queste credenze che sono gravissimi abusi sui sogni delle persone e sulle loro esistenze. La vita imposta dai genitori a Lila è una violenza. Non sono le mazzate di Stefano l'unico abuso passato sul suo corpo ma anche l'imposizione del padre a non studiare, il dovere di fare figli.


In Islam le ragazzine vengono ancora lapidate per aver fatto sesso prima del matrimonio, in Italia su Canale 5 a "C'è posta per te" genitori non riconoscono più la figlia perché "non accettano" il suo ragazzo. E' la storia di Dafne e Piero che da un anno e mezzo vivono insieme a casa di lui, perché i genitori di lei l'hanno cacciata di casa. Il motivo? Piero non è dello stesso paese di Dafne.


Lila ha avvelenato la sua vita per resistere al regime del focolare impostogli dai Cerullo. Si è ribellata, ha invidiato Lenù ogni giorno di più fino a farle lo screzio più grande, l'unico che poteva farla sentire al di sopra dell'amica: prendersi Nino. Il suo senso di piccolezza, che la spinge a sbagliare nei confronti dell'amica, è frutto di quel sistema patriarcale che non le ha permesso di volare alto come Lenù. Si è dovuta accontentare di una vita mediocre che regalava solo pugni, doveri coniugali e figli non voluti. Se Lila ha amato Nino è solo per sentirsi importante. Alla fine viveva nel complesso d'inferiorità rispetto all'amica. L'unica arma che aveva era la fede al dito, mentre Lenù rispondeva con la poesia, con la libertà.


Di anelli, a volte, sono fatte le catene.


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Questo blog è stato creato da Annalibera Di Martino